Sciabolata molto fredda, neve a quote bassissime!

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L’Inverno è pronto a dare una zampata, una delle ultime stagionali, forse la così detta ciliegina sulla torta che calerà il sipario sulla stagione inerente al calendario meteorologico che si concluderà il 28 di Febbraio, con un trimestre davvero particolare in terra sicula.

Dall’area russa è in arrivo una velocissima azione molto fredda di pura estrazione artica-continentale, che dalla serata odierna inizierà a tracimare sui vicini Balcani, andando poi a penetrare con azione retrograda verso il comparto adriatico.

Dalla tarda sera e notte si attiveranno forti o molto forti venti di grecale che con impeto scavalcheranno l’area appenninica e si riverseranno entro domani a tutto il comparto tirrenico e ionico.

Essi saranno il preludio del “bolide gelido“, possiamo definirlo così, vista la sua rapidità e violenza con il quale manderà un sussulto invernale alle zone centro-meridionali italiane.

Il quadro termico calerà bruscamente anche in presenza di venti forti o molto forti dai quadranti settentrionali, sintomo che la massa d’aria molto fredda è di ottima qualità e a differenza di quella artico-marittima si riverserà nei sottosuoli più velocemente anche senza fenomenologia.

Certamente la rarità dell’evento in questione sarà sia per la sua velocità, sia per la sua violenza, con un mix tutto da seguire e con pochi precedenti negli ultimi anni, visto l’entrata particolare e la dinamica che si verrà a creare, di certo non comune.

Andando alla dinamica, vedrà l’innesco di una rapida ciclogenesi ionica in spostamento in moto retrogrado verso WSW, che da domani verso le ore centrali, tenderà a traslare verso il canale e basso ionio entro la serata e notte a cavallo di domenica.

Quindi la visione modellistica ormai prossima agli ultimi ritocchi, per poter definire meglio i dettagli, vede da una parte il modello ECMWF di Reading evolvere il nocciolo molto freddo (-30;-32 a 500hpa) e poco sotto i 1500 mt valori tra (-5;-7°C) più a ovest rispetto a quanto vedrebbe GFS.

Questione di una manciata di km che faranno la differenza sia in termini di tempistiche che di fenomenologia per alcune aree sicule e crediamo che alla fine solo in sede di nowcasting potremmo seguire il tutto, senza mai avere la certezza assoluta neppure a 6 ore dall’evento.

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Detto questo, passando alla fenomenologia, possiamo dividere due fasi.

1^FASE: Tra mattinata tardi e primo pomeriggio a favore dell’area tirrenica soprattutto con entrata di venti tesi o forti da NNE o NE, calo sensibile delle temperature e fenomeni che entro il pomeriggio potranno risultare nevosi a quote di collina o bassa collina.

Coinvolto principalmente il settore del palermitano comparto Madonie e aree nebroidee e del messinese tirrenico occidentale, area peloritana occidentale con quota neve in sensibile calo sin verso i 100-300 mt.  Meno esposti quelli orientali e Stretto, dove potrebbe esserci parziale ombra pluviometrica (visione reading).

Se andasse in porto l’azione più orientale dei GFS op e parallelo rientrerebbe anche il settore peloritano orientale e quello strettese, dove le eventuali nevicate sarebbero relegate a quote molto basse (200-300 mt).

2^ FASE: Tardo pom-sera e fin verso la mattinata domenicale, entrano venti di grecale e e levante sotto la concomitante traslazione della struttura nel basso ionio, con formazione di una depressione a carattere freddo.

Colpita anche l’area ionica e ancora l’ovest e centro siculo tirrenico maggiormente, con fenomeni nevosi a quote che tendono ad alzarsi per via dello scorrimento del nocciolo freddo in quota verso il canale.

Nel contempo arriva l’occlusione da ENE verso sera e prime ore domenicali,  con interessamento del messinese e poi maggiormente del comparto catanese e Se siculo in generale, con forti fenomeni e neve in collina.

Data l’incertezza di quanto possa resistere l’eventuale apporto freddo al suolo derivato dall’entrata della massa molto fredda delle ore precedenti, non si può escludere come aree del catanese soprattutto, possano avere delle eventuali sorprese bianche fino a quote molto basse (200-300 mt) e fiocchi misti a quote pianeggianti.

La situazione è molto ingarbugliata e soggetta anche a clamorosi risvolti pure in sede di nowcasting, quindi è molto facile commettere grossolani errori previsionali per possibili scostamenti di qualche manciata di km, dove rientrerebbero aree rispetto ad altre.

NEVE ETNA: dalle ultime elaborazioni appare possibile una consistente nevicata sin da quote basse, ma con apporti anche di oltre mezzo metro dai 1500-2000 mt di neve fresca.

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MAREGGIATE: Mari molto agitati o grossi, sia il tirreno specie settore ovest (onde sui 5-6 mt a largo) e sia il basso Ionio, con possibili forti mareggiate nel settore palermitano e trapanese, basso catanese e siracusano, in concomitanza di venti molto forti di raffiche fin verso i 100-110 km/h da NE.

Colpito anche parte del messinese, specie il basso versante con onde di mare morto in arrivo da Est-Nord/Est fin verso i 4 forse 5 mt entro domenica, dove l’erosione costiera degli ultimi anni potrà causare l’arrivo di alcune ondate lungo la S.S. 114 con parziale insabbiamento delle carreggiate.

Altra irruzione fredda tra 9 e 11 Gennaio, poi pausa in attesa della 3^decade mensile..

Planisfero mappa globo Europa e Nord Africa

 

 

E’ prematuro ancora parlarne, si viaggia a mosse e come in una partita di scacchi le varie figure bariche si muoveranno condizionate da ciò che gli andamenti stratosferici trasmetteranno, in modo lento ed inesorabile ai piani bassi dell’atmosfera.

Nella zona troposferica, quella bassa, dove a noi interessa perchè soggetta ai fenomeni meteorologici al momento si hanno solo delle “toccate e fuga” non derivanti a ciò che è successo ai piani alti.

La collaborazione è in attesa, con la zona troposferica che sta ricevendo solo i segnali per il momento, ma presto le cose potrebbero cambiare, a larga scala europea, derivante dal grosso riscaldamento ai piani alti, sui livelli di quello famoso avvenuto a fine Dicembre 1984.

Ai piani alti si è avuto il secondo split del vortice polare nel giro di 1 anno circa, roba da record anche per la vicinanza dei due eventi, meritando lo studio e l’attenzione dell’intera comunità scientifica.

Mentre quello scorso di fine Febbraio 2018 ha condizionato poi in modo tangibile in troposfera molte zone d’Europa e parte d’Italia, questo di fine Dicembre 2018 ancora latita, anche perchè ogni evento è sempre diverso ed è giusto ribadirlo ancora una volta.

Ma intanto c’è da segnalare l’evento di origine artica con parziale contributo continentale che ha arrecato la prima intensa ondata di freddo e neve al Sud e comparto del medio/basso versante adriatico, in attesa di un’altra moderata sempre nelle medesime aree.

Infatti tra 9 e 11 Gennaio arriverà la seconda irruzione fredda della stagione, con target ancora una volta orientale, anche se non sarà intensa e porterà altri cm di neve tra le colline e le montagne nelle zone appenniniche del meridione e Sicilia.

Passata questa irruzione l’Inverno molto probabilmente si prenderà un pausa nella restante parte della 2^decade, fisiologicamente direi, in attesa di quello che sarà l’andamento della sua parte finale, dove non è escluso che possa dare il meglio di se.

Infatti pur non conoscendo le sorti dei vari orticelli italici, quello che è ben visibile è che lentamente e anche grazie al normale andamento ciclico stagionale, il V.P. possa frenare e produrre degli scambi di calore nella sua seconda parte di stagione.

Con trasmissione o no, si vedrà, comunque sia, una stagione dove ci saranno altre occasioni fredde e nevose, vuoi per la possibile collaborazione troposferica, vuoi per l’allentamento delle correnti atlantiche sparate in 2^decade poco propense a realizzare blocchi atlantici durevoli.

Ma l’obiettivo appare vicino, dove aumenteranno le possibilità di blocchi atlantici sul finire del mese ad iniziare dall’inizio della 3^decade, con successiva espansione di un tentacolo del V.P. fin verso le medio/basse latitudini.

Dunque sarà lecito aspettarsi affondi d’aria artica marittima e via via anche in parziale contributo continentale, a “chiusura” tra il concomitante rilascio freddo dalle alte latitudini (collaborazione troposferica probabile con effetti visibili) e la successiva azione di blocco che potrà evolvere verso Ne, così da creare un’azione a “ponte” tra l’alta pressione russa entro Febbraio.

NB. Queste analisi non valgono ai fini locali e orticellistici, ma sono possibili scenari a larga scala continentale, dove grazie a determinate vicissitudini stratosferiche in lenta propagazione ai piani bassi, potrebbero incastrare alcune soluzioni invernali favorevoli anche per l’area mediterranea.

C’è da dire che il proseguo stagionale sarà ad alto rischio invernale anche la dove fin’ora non si è manifestato, vedi aree tirreniche e Centro-Nord in genere, aree penalizzate da una soluzione da Ao – Nao neutro positive o leggermente negative, indici descrittivi che seguono l’andamento dei modelli fisico/matematici.

Quando essi sono invece previsti in vistoso calo, aumentano le chance per invernate anche in altre zone europee, con target più occidentale, in modo da favorire anche altri settori rispetto a quanto avvenuto in questa prima metà invernale.

Ai prossimi aggiornamenti.

L’Inverno proverà a racimolare terreno nel lungo termine, dinamiche interessanti!

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media scenari ensemble dei vari modelli fisico matematici con simulazione di split visibile su 5 membri su 64 del canadese

Voglio subito precisare che quanto sto per dire non è assolutamente un quadro previsionale, ma una ipotetica tendenza basata sullo studio di alcune situazioni, tra le quali indici teleconnetivi, predisposizione di alcune figure bariche e altro.

Questo articolo sarà basato solo su una tendenza che potrebbe prender corpo nel lungo raggio, presumibilmente tra gli ultimissimi del mese e primi di Gennaio, qualora alcuni elementi si incastrassero a dovere.

Diciamo subito, andando per il (sicuro), dove è confermatissimo il grosso riscaldamento ai piani alti dell’Atmosfera (Stratosfera), dove il processo di warming (entro la vigilia natalizia si arriverebbe a valori di circa +6;+8°C nel comparto siberiano a 10hpa a circa 30 km di quota) inizierà nei prossimi giorni con culmine a ridosso delle feste natalizie.

Questo riscaldamento così intenso, causerebbe un dislocamento del core del Vortice Polare dalla sua naturale sede, dinamica che nel gergo potrebbe essere di tipo displacement (da confermare).

Volendo sottolineare come le aspettative per il mese di Dicembre stiano al momento risultando concordi al quadro d’insieme pronosticato sul tipo di scenario prevalente, il quale è stato causato anche dal ricompattamento fisiologico del VP.

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Calo dei flussi zonali nei piani alti dell’atmosfera su valori negativi

Nonostante questo, alcuni serpeggiamenti del Getto hanno modulato l’entrata di alcune onde o semi onde atlantiche all’interno del bacino del Mediterraneo, con fasi alcune fasi piovose, specie al Sud e aree tirreniche grazie a dei vortici provenienti dall’Oceano.

A tutto questo si è associata anche la latitanza di veri blocchi atlantici e come sappiamo, senza la risposta da parte dell’onda atlantica (Wave2) si ha scarsa propensione di scambi meridiani Nord/Sud.

Ed ecco che si sta riscontrando un’ottima percentuale di riuscita delle tendenze, che ripetiamo, non sono basate su fini orticellistici, ma sono impiantate a larga scala, dove con molte probabilità le quotazioni per un cambio di scenario erano intraviste solo sul finire del mese e primi di Gennaio.

L’onda atlantica, entro fine mese, potrebbe finalmente decidere di darsi una mossa, o un’elevazione per meglio dire, affinchè prenda piede la dinamica che necessita per poter nascere la base della svolta voltata al freddo invernale.

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riscaldamento stratosferico notevole

Da cambio pattern insomma, non come quelle “caramelline” che si stanno assaggiando oggi con qualche nevicata da “scorrimento” al Nord, ma dettato da un vero e proprio scenario diverso, con un radicale riassetto barico coadiuvato anche dalle condizioni nei piani alti dell’atmosfera.

Certamente va sottolineato il fatto che molti eventi meteorologici in ambito troposferico non sono nati solo a causa di ciò che avveniva in Stratosfera, al contrario a volte capita che non ci sia la predisposizione che le ambedue parti dell’atmosfera collaborino.

Quando la reazione a volte non avviene, ecco che possono subentrare delle altre forzanti per poter decidere le sorti di alcune “invernate”, seppur temporanee e isolate dal contesto medio invernale. (esempio su tutti il famoso Big Event troposferico del 1956).

Può anche capitare che certe soluzioni, derivanti anche dalla risposta troposferica a ciò che è successo sul piano stratosferico, possano essere in parte deviate verso altri lidi e pur sempre avvenire tardivamente, dove il grosso dell’evento, sotto il profilo delle potenzialità  sono in parte smorzate per causa della tardiva manifestazione e traiettoria.

Ne troveremmo tanti di esempi in merito ma per ricordare i più recenti (esempio Febbraio 2012 e scorso Febbraio 2018), possiamo già vedere tali riscontri di quanto detto.

I due eventi  presi come campione ci fanno capire come, nel caso del (Febbraio 2012), in un Inverno sotto tono possa esserci l’evento anche tosto o storico, grazie all’aiuto stratosferico e con la risposta successiva ai piani più bassi (orticello italico).

Mentre nello scorso (Febbraio 2018), a causa della tardiva manifestazione di un Big Event Stratospheric, il fenomeno seppur di enorme portata, non ebbe risvolti storici riferiti al periodo in Italia, per un soffio, soprattutto per la direttrice troppo alta di latitudine.

Tornando a noi, entro gli ultimissimi giorni del mese, tra le feste di Capodanno e primi del 2019, salgono le quotazioni per poter assistere ad un cambio di scenario a livello Europeo (il che non significa che l’Italia verrà interessata da forti ondate di gelo, sia chiaro).

Ma sulla base dei cali dei venti zonali intravisti ormai, con buonissime percentuali di realizzazione nelle corse modellistiche e dalle varie medie e sia per alcune situazioni legate agli indizi degli indici ecc ecc., probabilmente si riuscirà ad aver più possibilità di vero Inverno rispetto a quanto visto fin’ora.

Detto questo, ogni annata fa storia a se, ogni evento pure e ciò che è palese a tutti è che in ambito meteorologico niente è scontato, perché alla fine la natura fa sempre ciò che vuole e lo fa in modo assolutamente perfetto.

Non ci resta che attendere i risvolti. A presto!

 

 

Oggi pausa ma da domani torna il maltempo nel nord Sicilia, neve a quote medie!

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L’Autunno sta facendo la voce grossa quest’anno, con molti episodi di maltempo anche estremo, dove ieri gli ennesimi tornado hanno nuovamente lasciato una scia di distruzione la dove hanno colpito tra Calabria (crotonese) e salento.

Ma l’andamento meteo sotto l’aspetto termico è stato quasi sempre in un contesto autunnale e quasi mai invernale, dove l’enorme carburante è dissipato pian piano anche a causa dell’elevata umidità in loco e mari ancora relativamente miti.

La fascia più interessate per ora è stata quella del versante ionico e meridionale dell’isola esposte ai flussi umidissimi meridionali a farla da padrone, mentre quella del versante tirrenico ha ricevuto meno razioni di pioggia.

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Lo scenario però sembra mutare da domani, invertendo la fascia di territorio, ma non cambiandone il succo del discorso in ambito pluviometrico, dove la zona tirrenica sicula maggiormente esposta alle abbondanti piogge e stavolta anche a un consistente calo termico.

Entrerà infatti un debole afflusso artico marittimo che incentiverà forti contrasti termici in loco, producendo il classico fenomeno del “Tirreno Effect“, il quale soprattutto dalla seconda parte di domani ammasserà carichi pluviometrici nel nord sicilia.

Trapanese, ma soprattutto fascia tirrenica, tra Madonie nel palermitano, Nebrodi, Peloritani nel messinese e Etna versante esposto a Nord riceveranno ottime razioni di pioggia e anche delle prime nevicate a quote sopra i 1500-1600 mt di altezza con accumuli.

Temperature in calo su valori invernali dalla serata di domani e per almeno 48 ore, seppur temporaneo, con miglioramento del tempo netto dalla seconda parte del 28 mercoledì su buona parte dell’area tirrenica.

L’Inverno ha bussato i primi colpi, adesso si prenderà una pausa, ma..

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L’andamento invernale al momento resta un po sottotono a causa del ricompattamento fisiologico del Vortice Polare, il quale come da ipotesi del sottoscritto giorni a dietro, si sta manifestando anche attraverso la prospettiva di risalita della nao, dopo il picco negativo avutosi in questi giorni.

Le momentanee invernate che si manifestano (a strappi), relegate soprattutto nelle aree adriatiche centro-settentrionali e del Nord Italia saranno dunque sostituite entro l’inizio dicembrino da una pausa fisiologica derivata appunto dalla ritrovata forza del VP.

Entro fine mese ci aspettiamo qualche altro impulso artico debole e veloce soprattutto al Nord e del centro-nord adriatico, meridione e isole saranno  invece meno esposte con un clima più temperato.

Il tutto però condito da una prospettiva di certo non noiosa e possibilmente dinamica quando la trottola perderà la sua forza, tralasciando probabilmente entro la seconda parte stagionale il suo carico di neve e freddo/gelo a spasso per il Continente europeo.

Sarà una possibilità da non sottovalutare, per ora solo in ottica a macro area continentale, proprio per alcune conseguenze che si incastreranno a livello di indici teleconnettivi, inoltre, vi è pure la considerazione statistica che vede avanzare la stagione invernale soprattutto tra Gennaio e Febbraio.

Ma al momento non possiamo sbilanciarci neppure su Dicembre, mese che sulla carta sarebbe visto come un mese di transizione, dove nella sua prima parte trascorrerebbe senza grossi scossoni in termini di ondate di freddo/gelo a livello europeo.

Mentre andando a sbirciare qualche carta inerente all’andamento dei flussi zonali, essa proporrebbe un vistoso calo di essi nel 1°mese invernale, con la conseguente frenata delle correnti atlantiche e svuotamento possibile della trottola polare.

Così facendo, manderebbe segnali di un suo imminente rilascio freddo verso le medio/basse latitudini europee (ao – ;nao –) , proprio il processo inverso che avviene quando essa gira a mille in presenza di un andamento medio in condizione di ao e nao positive.

Con tale prospettive, ricordando a tutti che sono basate su andamento a larga scala e non ai fini previsionali locali, si può dedurre come ci siano possibilità del ritorno in grande stile da parte del Generale Inverno entro la sua parte centro-finale di stagione.

Andare ad individuare i tempi precisi è molto arduo e si correrebbe il rischio di emanare date che non hanno nulla di scientifico, ricordando poi che a livello orticellistico (Italia), le cose devono incastrarsi con tanti tasselli messi al posto e al momento giusto, per far si che un evento di freddo/gelo nevoso possa manifestarsi.

NB. A livello statistico l’Inverno da il meglio di se in molte stagioni analizzate del passato, soprattutto nella sua seconda metà, tra Gennaio e Febbraio e spesso anche prima settimana di Marzo, dove il Vortice Polare in media appare più debole.

Da considerare anche i possibili riscaldamenti stratosferici, altri importanti fattori che possono disturbarlo e conseguentemente propendere all’instaurazione di alte pressioni polari o in area scandinava (Scand +) o se supportati anche da quello termico in sede russo/siberiana (il ribattezzato Orso).

Come vedete subentrano delle reazioni a catena, piccoli tasselli che compongono il puzzle invernale, dove per le sorti italiane dovranno coincidere diversi fattori, per far si che il corso stagionale possa manifestare la sua piena regolarità e perchè no, anche con casi di eccezionalità (ricordando i più importanti degli ultimi anni, con forti ondate di freddo stile 2012 – 2014 – 2017).

Il cammino verso l’Autunno, scopriamo come potrebbe subentrare la sua vera prima mossa.

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I modelli ancora stentano ad inquadrare ciò che sarà in modo definitivo l’assetto barico tra il 26 e fine mese, con una discrepanza netta dalle 120 ore, dove la deviazione standard è elevata proprio nel settore centrale del Mediterraneo.

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Evidenti difficoltà si hanno soprattutto per quel che sarà o no l’entrata franca o di striscio da parte della massa d’aria fredda in discesa lungo l’area dell’est europeo.

Perchè è li che si dirigerà l’aria fredda artica, principale obiettivo dell’irruzione invernale precoce, dove farà nevicare anche a quote di tutto rispetto visto il periodo in essere.

Bisognerà ancora attendere i prossimi giorni, proprio perchè la tenacia di un anticiclone a Ovest sarà tale che probabilmente si corre il rischio di non veder un’entrata netta e decisa della massa d’aria fresca in Italia.

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Semmai, come spesso succede in tali dinamiche, sarà una toccata per le zone adriatiche e del meridione, dove in simili contesti possono aversi anche locali fenomeni da stau con la reazione del mare molto caldo in questo periodo.

Ci sono diverse visioni soprattutto tra i modelli più prestigiosi, quello americano nel suo run ufficiale che non vede altro che un ingombrante anticiclone mangia autunno, con il modello ukmo europeo è dello stesso avviso.

Diversa la soluzione di Reading, dove rimane quasi costante da diversi run a questa parte, tranne che anche lui orientalizza la struttura di una manciata di km, sottoponendo però un drastico calo termico e fenomeni nei settori adriatici e al Sud.

Vedremo come andrà a finire.

Estate ai titoli di coda, entro fine mese torna il tardo Autunno, con calo termico generale!

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I principali modelli fisico matematici cercano di trovare la via d’uscita a un’Estate che probabilmente emanerà l’ultimo sussulto, il famoso “canto del cigno” prima di abdicare in modo definitivo.

E le corse del modello inglese ECMWF e a tratti anche il canadese GEM e americano GFs mettono in luce tale possibilità, dove entro le giornate del 26-27 Settembre la stagione estiva porrà le sue maniche corte nell’armadio.

Ancora molto incerta risulta la traiettoria della massa d’aria fresca/fredda in possibile arrivo, con target che al momento appare più plausibile tra Balcani e Italia, ma molti sono ancora i dubbi sia per l’intensità che l’esatta collocazione di eventuali minimi al suolo.

Si passa da un run all’altro con netti cambi di traiettorie, di intensità di fenomeni e di temperature, specialmente queste ancora da valutare perchè il modello inglese ecmwf nel suo run 00 ci va giù in modo pesante.

Secondo tale visione si passerebbe infatti dall’Estate all’Inverno, senza transizione autunnale, anche se per poco più di 36-48 ore nelle nostre zone italiane, con scarti che per questo run sarebbero impressionanti (anche di circa -12°C rispetto alla media).

Alcune zone dell’area appenninica adriatica assaporerebbero nevicate precoci e a 1500 mt isoterme da pieno Inverno anche sotto la soglia dei 0°C a tale quota, valore davvero ragguardevole considerato il periodo di fine Settembre.

Quanto vale questa tendenza?

Diciamo subito che a 7 giorni vale poco meno del 20%, la dispersione dei vari cluster è ancora troppo ampia e presumibilmente dovremo attendere altri 3 giorni circa per avere un primo quadro più esaustivo.

Detto questo, circa la localizzazione di eventuali fenomeni, il grado del calo termico che si avrebbe e quant’altro vi rimando ai prossimi giorni quando i modelli tenderanno ad allinearsi in quell’univoca strada previsionale che con molta probabilità ci traghetterà alla prima seria rottura estiva.